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Carne di cavallo nelle lasagne Findus

Ritirato il prodotto in Gran Bretagna

Nessun rischio per la salute, ma in Irlanda e Inghilterra il consumo di carne equina è considerato un tabù
Le lasagne Findus in Gran Bretagna sono fatte di carne di cavallo (all’insaputa dei consumatori). È quanto emerge da test condotti dall’Autorità britannica della sicurezza alimentare secondo i quali, ben il 60% della carne contenuta nel piatto surgelato era equina.LA CONFERMA – Anche la Findus Uk ha confermato con un comunicato che le lasagne, prodotte dalla francese Comigel, hanno rivelato la presenza di carne di cavallo. I consumatori che hanno acquistato il prodotto potranno contattare la compagnia per essere risarciti. La Findus ha anche aggiunto che tutti gli altri suoi prodotti sono stati testati e che non sono coinvolti nel caso. L’Autorità per la sicurezza alimentare ha detto di «non avere prove che lascino pensare che il cibo presenti dei rischi per la salute», ma di avere comunque ordinato nuovi test per evidenziare l’eventuale presenza di un farmaco veterinario.
I CONTROLLI – I controlli sono state effettuati dopo che a metà gennaio le autorità irlandesi avevano scoperto che hamburger venduti in catene della grande distribuzione in Gran Bretagna e Irlanda, tra cui la Tesco, contenevano carne di cavallo. La Findus ha cominciato un ritiro delle sue lasagne. Anche I supermercati Tesco e Aldi hanno ritirato una serie di piatti preparati dalla Comigel.
PROBLEMA IDEOLOGICO – 
Il problema non è quindi, al momento di salute, ma di tipo ideologico. Prima di tutto potrebbe ravvisarsi la truffa dal momento che sull’etichetta non era segnalata la presenza di carne di cavallo e poi non va dimenticato che in Gran Bretagna e in Irlanda il cavallo è molto amato e rispettato: consumare carne equina è considerato un tabù. (Corriere della sera.it)

 

16 ottobre: giornata mondiale dell’alimentazione

Una giornata dedicata alla scuola, al cibo e alla sicurezza alimentare. La propone il Ministero dell’Istruzione (MIUR), insieme a quello degli Affari Esteri, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione che, ogni anno, si celebra il 16 ottobre. Dalla scuola materna alle medie, cliccando sulle immagini qui sotto potrete scaricare delle guide interattive. Mentre gli insegnanti troveranno schede interattive per discutere in classe di cibo e sicurezza alimentare. Anche il sito del MIUR ha pubblicato questi, e altri materiali, prodotti dalle agenzie delle Nazioni Unite FAO, IFAD e WFP. Per un 16 ottobre pieno di “risorse in rete”. 

l Programma Alimentare Mondiale (WFP – World Food Programme) è la più grande organizzazione umanitaria al mondo. L’agenzia si occupa di assistenza alimentare per combattere la fame. Nelle emergenze, l’agenzia fornisce cibo là dove è necessario, salvando la vita alle vittime di guerre, di conflitti civili e di disastri naturali. Una volta conclusa l’emergenza, l’assistenza alimentare aiuta le persone a ricostruire la propria vita e quella delle comunità in cui vivono. Il WFP è un’agenzia delle Nazioni Unite finanziata esclusivamente su base volontaria. 

Fondata nel 1962, l’agenzia auspica un mondo nel quale ogni uomo, donna e bambino abbia accesso, per tutta la vita, al cibo necessario per condurre un’esistenza sana e attiva. L’agenzia persegue questo obiettivo collaborando con le altre agenzie Onu con sede a Roma (l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura, FAO e il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, IFAD), oltre che con i governi, con le altre agenzie delle Nazioni Unite e con le ONG.Nel 2012 il WFP prevede di fornire assistenza alimentare a oltre 90 milioni di persone in 73 paesi. Lo staff del WFP è composto da circa 15.000 persone, la maggior parte delle quali lavora sul campo, assistendo chi soffre la fame. Il Programma Alimentare Mondiale è gestito da un Consiglio d’Amministrazione  formato da 36 rappresentanti degli Stati Membri.L’agenzia è guidata da un Direttore Esecutivo, nominato congiuntamente dal Segretario Generale delle Nazioni Unite e dal Direttore Generale della FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura), e rimane in carica per  cinque anni.L’attuale Direttore Esecutivo è Ertharin Cousin, in carica dal 5 aprile 2012, cui spetta il compito di amministrare il WFP e di attuarne programmi, progetti e ogni altra attività. Il WFP ha anche tre Vice-Direttori Esecutivi, ciascuno con specifiche responsabilità.Il Piano Strategico stabilisce le linee strategiche dell’agenzia ogni quattro anni. L’ultimo Piano Strategico, approvato dal Consiglio nel 2008, ha segnato un cambiamento storico per il WFP: l’agenzia per gli aiuti alimentari è diventata l’agenzia per l’assistenza alimentare, con un ventaglio di strumenti più vario ed articolato per rispondere ai bisogni alimentari più urgenti.
Il WFP è finanziato su base volontaria. I principali donatori sono i governi, ma vi sono anche donazioni del settore privato e di singoli individui.Nel 2011, il WFP ha consegnato cibo a quasi 100 milioni di persone in 75 paesi.
Dalla scuola materna alle medie, cliccando sulle immagini qui sotto potrete scaricare delle guide interattive. Mentre gli insegnanti troveranno schede interattive per discutere in classe di cibo e sicurezza alimentare. Anche il sito del MIUR ha pubblicato questi, e altri materiali, prodotti dalle agenzie delle Nazioni Unite FAO, IFAD e WFP. Per un 16 ottobre pieno di “risorse in rete”. 
l Programma Alimentare Mondiale (WFP – World Food Programme) è la più grande organizzazione umanitaria al mondo. L’agenzia si occupa di assistenza alimentare per combattere la fame. Nelle emergenze, l’agenzia fornisce cibo là dove è necessario, salvando la vita alle vittime di guerre, di conflitti civili e di disastri naturali. Una volta conclusa l’emergenza, l’assistenza alimentare aiuta le persone a ricostruire la propria vita e quella delle comunità in cui vivono. Il WFP è un’agenzia delle Nazioni Unite finanziata esclusivamente su base volontaria. Fondata nel 1962, l’agenzia auspica un mondo nel quale ogni uomo, donna e bambino abbia accesso, per tutta la vita, al cibo necessario per condurre un’esistenza sana e attiva. L’agenzia persegue questo obiettivo collaborando con le altre agenzie Onu con sede a Roma (l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura, FAO e il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, IFAD), oltre che con i governi, con le altre agenzie delle Nazioni Unite e con le ONG.Nel 2012 il WFP prevede di fornire assistenza alimentare a oltre 90 milioni di persone in 73 paesi. Lo staff del WFP è composto da circa 15.000 persone, la maggior parte delle quali lavora sul campo, assistendo chi soffre la fame. Il Programma Alimentare Mondiale è gestito da un Consiglio d’Amministrazione  formato da 36 rappresentanti degli Stati Membri.L’agenzia è guidata da un Direttore Esecutivo, nominato congiuntamente dal Segretario Generale delle Nazioni Unite e dal Direttore Generale della FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura), e rimane in carica per  cinque anni.L’attuale Direttore Esecutivo è Ertharin Cousin, in carica dal 5 aprile 2012, cui spetta il compito di amministrare il WFP e di attuarne programmi, progetti e ogni altra attività. Il WFP ha anche tre Vice-Direttori Esecutivi, ciascuno con specifiche responsabilità.Il Piano Strategico stabilisce le linee strategiche dell’agenzia ogni quattro anni. L’ultimo Piano Strategico, approvato dal Consiglio nel 2008, ha segnato un cambiamento storico per il WFP: l’agenzia per gli aiuti alimentari è diventata l’agenzia per l’assistenza alimentare, con un ventaglio di strumenti più vario ed articolato per rispondere ai bisogni alimentari più urgenti.
Il WFP è finanziato su base volontaria. I principali donatori sono i governi, ma vi sono anche donazioni del settore privato e di singoli individui.Nel 2011, il WFP ha consegnato cibo a quasi 100 milioni di persone in 75 paesi.

 

Attenzione ai cibi contaminati da metalli pesanti

Uno studio ha dimostrato che vi sono prodotti alimentari, regolarmente venduti in Italia e nel mondo, contenenti particelle di metalli pesanti altamente cancerogene, provenienti dal fumo di termovalorizzatori, nome nobile per definire gli inceneritori dei rifiuti. Queste microparticelle vengono ritenute dai due scienziati di Modena più pericolose delle macroparticelle dei gas di scarico delle auto, perché entrano nel nostro sangue e si annidano negli organi rimanendovi per sempre, aumentando il rischio di un cancro. Gli scienziati hanno inviato alle aziende interessate i risultati delle loro analisi senza ricevere alcuna risposta.

ECCO LE MARCHE E I PRODOTTI RISULTATI POSITIVI ALLE ANALISI SULLA PRESENZA DI METALLI PESANTI

1. PANE PANEM

2. CORNETTO SANSON

3. BISCOTTO MARACHELLA SANSON

4. OMOGENEIZZATI PLASMON AL MANZO/ AL PROSCIUTTO E VITELLO

5. CACAO IN POLVERE LINDT

6. TORTELLINI FINI

7. HAMBURGER MC DONALD

8. MOZZARELLA GRANAROLO

9. CHEWINGUM DAYGUM PROTEX PERFETTI

10. INTEGRATORI FORMULA 1 E 2 HERBALIFE

11. PANDORO MOTTA

12. SALATINI TINY ROLD (USA)

13. BISCOTTI OFFELLE BISTEFANI

14. BISCOTTI GALLETTI/GRANETTI/MACINE/NASTRINE DE MULINO BIANCO BARILLA

15. BAULETTO COOP

16. PLUMCAKE

17. GIORLETTO BISCOTTI

18. BISCOTTI RINGO PAVESI

19. PANE CARASAU I GRANAI DI QUI SARDEGNA

20. PANE CIABATTA ESSELUNGA

21. PANE MORBIDO MULINO BIANCO BARILLA

22. PANE ANGELI CAMEO

Lo studio è stato condotto dal dott. Stefano Montanari e la moglie dott. Antonietta Gatti. Grillo pubblicò anche una lista di alimenti nei quali i ricercatori avevano rinvenuto nanoparticelle di metalli, invitando a non acquistarli. Quando furono pubblicati gli studi la società privata per cui lavoravano che possedeva il microscopio elettronico a loro disposizione, la nanodiagnostics, decise di trasferire il prezioso microscopio attraverso cui avevano fatto le analisi all’università di Modena. Grillo si fece promotore di una raccolta fondi per l’acquisto di un nuovo microscopio, più di 378.000 € furono raccolti. La raccolta fondi fu supportata da una onlus emiliana, l’associazione Carlo Bortolani, che divenne proprietaria del microscopio acquistato. Per motivi poco chiari poi l’associazione decise di donare il microscopio all’Università di Urbino.
Mi sorprendo che la lista è così corta! Infatti Montanari ha dichiarato che ha effettuato delle analisi a campione casuali prendendo dei prodotti dagli scaffali del supermercato. Qui si riportano le marche famose, e non, per esempio, le marche discount e importate.
Infatti i metalli pesanti sono dappertutto nell’aria, nell’acqua, nelle pentole (in alluminio, acciaio con nichel) nei cibi e addirittura nei farmaci (ad esempio gli antiacidi contenenti idrossido di alluminio come il MAALOX), nei vaccini e nei cosmetici. Ogni giorno, ogni giorno accumuliamo e accumuliamo sempre di più metalli pesanti nel corpo che bloccano l´attività di numerosi complessi enzimatici, mentre l´eliminazione avviene solo in minima parte, per salivazione, traspirazione, allattamento (!!), ecc. I metalli si concentrano, danneggiandoli, in particolare in alcuni organi ( come cervello, fegato e reni) e nelle ossa, e sono spesso un fattore aggravante, quando non determinante, in numerose malattie croniche.

Se non avete idea di quanto i metalli pesanti siano un realtà che purtroppo ci tocca direttamente, sebbene non lo dicano in tv, allora potete effettuare il test del mineralogramma. Il mineralogramma fornisce un accurato identikit bio-chimico, poiché i capelli rappresentano un tessuto organico la cui composizione è praticamente identica a quella degli altri tessuti organici.



Tratto da: CIBI CONTAMINATI DAI METALLI PESANTI: ECCO L’ELENCO DELLE MARCHE DA EVITARE! | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/04/24/cibi-contaminati-dai-metalli-pesanti-ecco-lelenco-delle-marche-da-evitare/#ixzz1t9JuCt1d 
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
 

Studiando il Dna nella cacca, troveremo la cura per l’obesità

La tecnologia non è nuovissima, e tanto meno l’oggetto di studio: si tratta infatti degli escrementi di uomini vissuti circa 3mila anni fa.  Ma il risultato potrebbe portare a una cura per l’obesità, un male molto moderno.

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di antropologia della Oklahoma University ha studiato i batteri che popolavano gli intestini dei nostri antenati, scoprendo che i ceppi sono molto diversi dai nostri e molto simili a quelli degli scimpanzé. Il nostro modo di digerire dunque poteva essere molto diverso da quello attuale. Il metabolismo dei batteri ha un ruolo molto importante nella demolizione delle sostanze nutritive, ma secondo gli esperti l’acqua a cui viene aggiunto il cloro e l’uso degli antibiotici potrebbero aver mutato definitivamente la nostra flora, rendendola incapace di svolgere il suo dovere.
L’analisi dei batteri è stata effettuata tramite estrazione di Dna dai coproliti (la cacca fossile), secondo una tecnica, introdotta nel 1980 e successivamente perfezionata, che permette lo studio del Dna antico.
Il materiale genetico viene estratto e poi moltiplicato con la tecnica della Pcr (reazione a catena della polimerasi). Questa tecnica è stata recentemente perfezionata, risolvendo alcuni dei problemi che ostacolavano le ricerche sui Dna più antichi:  i campioni infatti erano spesso inquinati da materiale genetico moderno oppure il Dna era molto frammentato. Dopo la morte dell’organismo, la molecola si decompone progressivamente in frammenti di circa 100-200 nucleotidi attraverso la depurinazione (la scissione dei legami tra le basi) e ricostruirla può diventare un’operazione complessa.

Per questo, nei laboratori, si seguono una serie di nuovi protocolli che permettono di recuperare molte più informazioni di prima, Il laboratorio del Dna antico della Oklahoma University è stato progettato proprio per permettere lo studio di copie degradate e scarse di Dna. Le sequenze geniche vengono poi lette (e comparate) grazie alla Next generation DNA sequencing, ovvero alle tecnologie di sequenziamento introdotte da tre anni a questa parte, che permettono di paragonare i corredi genetici con l’aiuto di consistenti data base. 
La popolazione batterica fossile è stata confrontata con quella degli americani moderni, quella dei bambini africani che vivono in campagna. con alcuni primati, e con Oetzi, l’uomo che è rimasto intrappolato nei ghiacci delle Alpi e che risale a 5mila anni fa. E ovviamente si è scoperto che i più diversi sono gli americani, che possono comunque consolarsi tra di loro frequentando il social network intestinale MyMicrobes. (BlogFocus.it)
 
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Pubblicato da su 17 aprile 2012 in cacca, cacca fossile, CURIOSITA', FOOD, obesità

 

In Versilia expo internazionale dedicato al mondo Vegan

Roma, 11 apr. (Adnkronos/Ign)- Conto alla rovescia per la seconda edizione di VeganFest 2012, Expo internazionalededicata interamente al mondo Vegan ed EcoBio, una filosofia cui aderiscono circa 800milapersone in Italia. L’appuntamento e’ al Palazzo Mediceo di Seravezza (Lucca)dal 27 aprile al 1° maggio 2012.
Un invito speciale apartecipare all’evento arriva da un artista che si dice vegano ”convinto”, Red Canzian, cantante e bassista deglistorici Pooh. ”Andate a capirel’altra parte della Luna… poi ognuno fa le sue scelte. Conoscere, esserecuriosi sono le più grandi forme di crescita. Io lo suggerisco alle famiglie eai bambini: è un insegnamento a rispettare gli esseri viventi”, dice a Ign,testata on line del Gruppo Adnkronos.
Canzian, primo artista premiato nell’ambito dellamanifestazione durante la passata edizione con il VeganOK AWARD, racconta ilpercorso che lo ha portato a questa scelta che definisce ”drastica econvinta”. Il ”primo passaggio 16 anni fa quando sono diventato vegetarianoper motivi di salute perché quando mangiavo carne mi sentivo male. Poi 4 annifa non sono riuscito più a mangiare qualcosa che avesse un’anima e sonodiventato assolutamente vegano. Una sceltaanimalista”.
Certo, prosegue Canzian parlando del suo lavoroche lo porta in giro per il mondo (a breve sarà in Giappone per tre date con iPooh), ”non è facile andare in giro da vegano. Ma per assurdo il Sud del mondoè più pronto del Nord del mondo: a Tel Aviv ho mangiato in maniera pazzesca,poi, magari, vai a Parigi e diventi matto per mangiare vegano”. E in Italia?”Sto educando i ristoratori in giro per il Paese e se si comportano bene poitorno”, spiega con un sorriso. Gli effetti sulla salute, poi, sono positivi.”Ho appena compiuto 60 anni e dalle analisi non risulta un valore fuoriposto”, dice Canzian che il 24 aprile sarà nelle librerie con ‘Ho vistosessanta volte fiorire il calicanto’, edito da Mondadori.
A Seravezza si incontreranno associazioni animalistee umanitarie internazionali, aziende impegnate del mondo dell’ecologia e delbenessere, oltre a tutti gli operatori e le persone sensibili ai temi delvivere secondo un’etica cruelty free. Attraverso gli oltre 300 eventi inprogramma sipunta a toccare quest’anno le 30mila presenze.
Il VeganFest 2012, a ingresso gratuito, è unaoccasione internazionale di incontro per tutti gli stakeholder del mondoecologico e vegan, uno spazio espositivo per le aziende del mondo etico(associazioni, ecotecnologie, editoria, cibo e gusto, biocosmesi e igiene,abbigliamento e arredo, benessere), un luogo dove poter scegliere tra un vastoprogramma di incontri con ospiti internazionali: workshop, laboratori dicucina, mostre, eventi culturali, conferenze.
Il festival sarà, inoltre, un ritrovo per numerosiartisti (musicisti, attori, performer) che hanno scelto il modello di vitavegan, con un’area concerti e una sala teatrale per spettacoli ed esibizioni.Ci sarà anche VeganWave, ‘concerto del 1 maggio’ stile vegan, grazie allacollaborazione con il festival ‘ArezzoWave’.
Tra i vari spazi attraverso i quali è organizzatol’evento ci sarà anche un’area didattica per bambini; una zona ‘EcoMamme’ adisposizione delle neomamme dove allattare i propri piccoli in un ambientetranquillo e riservato, inoltre saranno organizzate dimostrazioni sull’usodella fascia portabebè, conferenze, incontri con gli esperti in cosmesivegetale e sarà possibile anche acquistare prodotti per mamme e bambini. Cisarà anche un ‘DogBar’ a disposizione dei cani ‘ospiti’ del VeganFest concrocchette vegane e acqua fresca. E ancora. ‘Fruit&Raw Days’, una grandearea dedicata a eventi sull’alimentazione crudista dotata di un mercatino doveacquistare frutta e verdura.
Molti i punti di ristoro e un esclusivo ristorantevegan, coordinato dallo chef pluripremiato Chicco Coria (patron dell’AnticoRistorante del Moro di Bergamo) che presenterà alla stampa e ai clienti delristorante, piatti di alta cucina vegana con ingredienti stagionali ebiologici. Coria sarà inoltre protagonista della presentazione in anteprimanazionale del libro ‘Nobili Scorpacciate Vegan – Le Quattro Stagioni’ (Ed.Quantic Publishing), ideato e realizzato da Renata Balducci chef di VeganBlog.VeganFest nasce da LifeTribu.com: un insieme di testate editoriali checondividono la scelta etica del vivere vegan.
La filosofia Vegan non riguarda solol’alimentazione, è piuttosto una scelta etica che si traduce in uno stile divita rispettoso degli animali. ”La scelta Vegan – dice a Ign, testata on linedel Gruppo Adnkronos SauroMartella, ideatore della certificazione Etica VeganOK e fondatore del festivalVegan più grande d’Europa, VeganFest – è quasi sempre principalmente una scelta etica enon alimentare, anche se indubbiamente garantisce equilibrio nutrizionale emiglioramenti della salute in generale. E’ quindi una scelta etica che faevitare ogni giorno qualunque cibo e qualunque comportamento che coinvolgal’uccisione o lo sfruttamento di altri esseri viventi e senzienti”.
In pratica, spiega Martella, fondatore del sitoPromiseland.it, diretto da Barbara Primo, ”si evita di mangiare ovviamente carne epesce, ma anche derivati animali come uova, latte o prodotti che ne contenganoanche una minima parte. Ovviamente non ci si limita a questo e si evita di procurare danno agli animalianche non utilizzando materiali come lana, seta o pelle… Ma soprattutto la scelta Vegan è una scelta dirispetto per la vita, di amore per i colori del mangiare vegetale e di serenitàderivante dal vivere ogni giorno con la consapevolezza di non aver fatto delmale al nostro prossimo non umano”. Una scelta per tutti. ”Per scegliere divivere Vegan non serve essere eremiti, al contrario la maggior parte dei Veganisono persone perfettamente inserite nella società, imprenditori,professionisti, operai, artisti, pensionati e ragazzi. Ogni fascia di età ècoinvolta in questa scelta etica assolutamente trasversale che ha anche ilpregio di farci stare meglio in salute e di farci risparmiare molto nella spesadi tutti i giorni”, spiega Martella.
Ma quali sono le certificazioni più diffuse inItalia? ”La certificazione Vegan più diffusa in Italia – spiega Martella a Ign- è ‘la VeganOK’ (www.veganok.com) che si occupa di certificare sia il settorealimentare, che quello cosmetico unitamente alla ristorazione e ai servizi adessa collegati. Esiste anche la certificazione ‘VeganSociety’ (www.vegansociety.com) meno diffusa sul territorio italiano, maaltrettanto autorevole. C’è poi ICEA (www.icea.info) che pur essendo meno presente nel mercato delledue precedenti, può vantare una sua autorevolezza in quanto collegata all’IstitutoItaliano di Certificazione ICEA. Esistono poi altre certificazioni che operanoin diversi altri Paesi, ma sono pressochè inesistenti e quindi sconosciute sulterritorio italiano”.
Secondo il rapporto Eurispes 2011 sonocirca 400 mila i vegan in Italia, su 4,5-5 milioni di vegetariani, “ovvero il 10% dei vegetariani, che a lorovolta sono in crescita. Vedo infatti molte richieste di persone adulte che siavvicinano al mondo vegetariano e al biologico anche sulla spinta di una sceltafatta per i figli. Quella vegan, poi, è una scelta ancora più drastica, vistoche esclude anche latte e uova, e modifica lo stile di vita, portando arinunciare non solo alla pelle, ma anche a lana e piumoni”. A fare ilpunto sui vegan in Italia è LeonardoPinelli, vicepresidente della Società scientifica di nutrizione vegetariana, in vista della seconda edizione di VeganFest2012, Expo internazionale dedicata interamente al mondo Vegan, in programma afine mese in Versilia.
Scelgono la dieta verde soprattutto le donne: il7,2% contro il 5,3% degli uomini; mentre le vegan e sono lo 0,5% contro lo 0,3%dei maschi. Anche il 13,5% di giovanissimi tra i 18 e i 24 anni, e persino il9,3% degli over 65, predilige diete senza carne. “E’ molto alta lapercentuale di coloro che sono mossi verso la scelta vegan da ideologieanimaliste (44%) e ambientaliste – spiega l’esperto all’Adnkronos Salute – E seda più parti ci si preoccupa di eventuali ‘errori’ nutrizionali dei vegan, michiedo però quando mai si parla degli sbagli degli onnivori”, aggiungePinelli.
“In ogni caso, nell’alimentazione vegan può essercicarenza di vitamina B12 – prosegue – ma solo perché viviamo in un modosenza germi, praticamente sterilizzato. La vitamina B12, infatti, è prodottadai batteri dell’intestino, nelle dosi giuste, oltre a essere presente inalimenti di origine animale. Ma certo chi vive in ambienti sterilizzati puòricorrere a cibi fortificati, diffusi soprattutto all’estero, oppure aisupplementi. Per i bambini ne occorrono poche gocce al dì, mentre negli adultil’integrazione è settimanale”.
Per il resto, assicura l’esperto, la rinuncia aicibi di origine animale “non presenta problemi: si tratta di una dietasicura in tutte le fasi della vita dell’uomo, se ben studiata. Prova ne è cheanche molti atleti sono vegan, specie quelli impiegati in sport in cui sonofondamentali potenza e leggerezza”.
E i bambini? “Dopo i due anni, in pratica,non c’è più bisogno di latte: i nutrienti presenti in questo alimento sitrovano anche in altri cibi. Non è un caso che gli enzimi che digeriscono lelattasi scompaiano di solito con il tempo, tanto che due terzi dellapopolazione mondiale sono intolleranti al lattosio”, aggiunge Pinelli.”Quindi fin dallo svezzamento, dunque dal sesto mese, si può adottare questoregime alimentare, come afferma l’American Dietetic Association già nel2009″.
In ogni caso “se sei profondamenteanimalista, viene piuttosto naturale procedere verso la scelta vegan. Ioconsiglio anche di seguire le indicazioni che ci arrivano dal nostro corpo. Personalmente,nel tempo, ho rinunciato al pesce e alle uova, e sto eliminando quasi del tuttoil latte. Questo perché è il mio stesso organismo a indicarmi che certialimenti non li digerisco, mi danno fastidio”.
 
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Pubblicato da su 12 aprile 2012 in canzian, ecobio, FOOD, vegan, veganfest, vegetariano

 

Pasqua: solo 1 agnello su 5 è italiano. Pensaci !!!

Roma, 5 apr. (Labitalia) – “Quest’anno la vendita degli agnelli sta andando peggio del solito, e solo un agnello su 5 della tavola di pasqua sarà italiano”. Nunzio Marcelli, pastore abruzzese di Anversa degli Abruzzi che con la Cooperativa Asca, alleva 1.200 pecore e 200 capre, parla con LABITALIA di come stanno andando le vendite delle carni ovine in occasione delle festività pasquali.
La produzione artigianale italiana, subisce “la concorrenza della grande distribuzione e dei grandi numeri che fanno riferimento a produzione straniera soprattutto dell’est Europa”, spiega Marcelli, ancora uno dei pochi pastori che con il gregge fa la transumanza ‘verticale’, passa cioè dalle valli alle quote più alte. “Gli allevatori italiani -spiega- non riescono a creare un’offerta unica, c’è dispersione e questo potrebbe essere ovviato favorendo la vendita diretta e soprattutto la macellazione diretta”.
Marcelli ricorda infatti che “da parte delle Asl ci sono ancora troppe resistenze a dare l’autorizzazione a piccoli macelli e piccoli mattatoi, per i quali si pretendono procedure e parametri addirittura più severi di quelli che ci chiede l’Europa”. Per questo “è importante rivedere le regole sulle dinamiche della macellazione, per gli agriturismi o i piccoli allevamenti, un discorso che -conclude- la Regione Abruzzo ha già avviato”.
 
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Pubblicato da su 5 aprile 2012 in agnello, FOOD, pasqua

 

Per un bicchiere di vino Nobile basta pedalare

Al Vinitaly di Verona la Salcheto, prima cantina ‘off-grid’
Roma, 23 mar. – (Adnkronos) – Per un bicchiere di vino Nobile di Montepulciano basta pedalare per un minuto, per quello di Rosato al fresco ce ne vorranno uno e mezzo. Succede al Vinitaly di Verona, in programma dal 25 al 28 marzo, dove per il proprio stand- laboratorio l’azienda agricola Salcheto ha scelto solo candele per l’illuminazione e una lavabicchieri modificata per essere alimentata a idrogeno.
”Abbiamo scelto di riportare nello stand della fiera quelle soluzioni che sono state le protagoniste della rivoluzione ambientale che ha trasformato la nostra cantina nel primo caso di cantina ‘off-grid’ ossia scollegata dalle reti energetiche” spiega Michele Manelli, dell’azienda agricola Salcheto. Per raggiungere questo risultato “abbiamo lavorato su un progetto integrato che ha messo in campo numerose tecnologie e soluzioni di risparmio energetico ed energie rinnovabili.”
Ad esempio il riscaldamento della cantina avviene utilizzando le biomasse raccolte in vigna, il raffreddamento con un sistema di geotermico con le sonde che corrono lungo i filari, innovativi collettori solari portano la luce naturale sottoterra, fin nelle sale di invecchiamento e tutta la lavorazione del vino avviene a caduta, evitando le pompe elettriche. Per raggiungere questo risultato l’azienda agricola ha promosso un Gruppo di Lavoro multidisciplinare che ha supportato Salcheto nella certificazione delle emissioni di Co2 legate alla produzione, confezionamento e trasporto di una bottiglia di vino.
 
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Pubblicato da su 25 marzo 2012 in FOOD, off-grid, salcheto, vinitaly