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Radio Zero: breve storia di un grande sogno che divenne realtà

12 Set

 Mi sono rotolato nel letto tutta la notte senza prendere sonno perché quel brano, nota dopo nota,  si faceva sempre più vivo dentro di me dando ancora vita ai ricordi più belli della mia vita. Mi sono prostituito ad essi crogiolandomi in un mare di sensazioni ancora vive .

Le pareti della piccola stanza erano ricoperte di cartoni sagomati e grigi per le uova: ogni tanto qualcuno,fissato male , cadeva a terra o addirittura poprio sopra quel giradischi  facendo saltare la puntina sul disco . Era la Radio più bella del mondo, era la nostra radio; un posto speciale dove bambini, di 12 anni ( io ero uno di quelli) e ragazzi di 25 anni stavano insieme ore ed ore per il solo amore per la musica.
La Radio fu messa in piedi dai ragazzi più grandi: mi dissero che recuperarono il trasmettitore da un vecchio aereo della seconda guerra mondiale che ancora faceva i capricci ma,la  lampadina in cima all ’antenna alta più di 10 metri sul tetto della canonica e colorata di giallo e di rossso  ,di notte, si vedeva da tutta la Valmarecchia

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Don Fiorenzo Moretto
Mi ricordo quella sera quando io e Paolo decidemmo di fare nottata: una trasmissione in coppia che ci avrebbe portato oltre la mezzanotte. Improvvisammo come sempre un scaletta musicale: lui roccheggiante , io, più funky. Non abbiamo mai saputo se e quanti ascoltatori  puntarono la lancetta su quella frequenza, ma noi parlavamo come se dall’altra parte ci fosse stato tutto il mondo ad ascoltarci. Non c’erano i social network, twitter, face book, non c’era internet e quello che dicevi lo avevi sentito o letto anche molti giorni prima;Non ti rendevi conto se stavi facendo compagnia  oppure  stavi facendo solo un gran rumore e tanta noia: nessun post, nessun sms o twitt!!!  Alla regia? Ma quale regia! Facevamo tutto da soli. Mancavano anche le sedie; uno di noi si dovette accomodare su di  un banchetto di legno rubato agli altri che sorreggevano alle nostre spalle i dischi  a 33e 45 giri in vinile. Di fronte, vicino al vetro che ci separava da un piccolo corridoio c’erano le audiocassette contenenti i jingles e gli spot pubblicitari da mandare in onda. Dovevi fare tutto cercando di muoverti il meno possibile: il pavimento era stato ricoperto alla meno peggio da avanzi di moquette colorata ma, sotto, le mattonelle erano ancora  poco stabili e rischiavi di far saltare il disco o addirittura di svegliare il prete. Si, il prete!! La radio era in casa del nostro parroco Don Fiorenzo. Noi affettuosamente lo chiamavamo “Donfio”. Lui non ci conosceva per nome, non li imparò mai, ma, quando voleva  comunicare con uno di noi in particolare ti puntava il dito e con il suo indimenticabile accento veneto ti urlava “ tu”!!!!  A quel punto le cose erano due: o ti aspettava un rimprovero per  quella parolaccia vecchia anche di giorni oppure ti chiedeva di scendere in paese a comprargli le sigarette; il resto era sempre mancia!!!  Mi domando:è  mai esistita un’altra persona che ha offerto parte della propria  abitazione e della propria vita  a più di 30 ragazzi che per 10 anni si sono alternati più o meno rumorosamente e a tutte le ore del giorno e della notte  solo  per  dare vitalità al loro sogno? Forse lui, prima di altri, aveva capito che al di la dei dogmi della chiesa anche questo era catechismo, era comunione era gruppo, amicizia e tranquillità per le famiglie di quei  ragazzi.
Questo pomeriggio mi sarebbe piaciuto un sacco tornare in quella piazzetta ( oggi a Lui dedicata )
volgere lo sguardo in alto per controllare che avesse terminato il pisolino pomeridiano,  avvicinarmi a quel portone  di sempre e salire quelle scale consumate dal tempo, accomodarmi in poltrona, mettermi la cuffia e….Signore e Signori buon pomeriggio…..
Ma quest’oggi Sarebbe stato un problema; sicuramente c’era già qualcun altro a trasmettere: a quei tempi le domeniche passavano lente, ancor più lente di adesso e la radio era il rifugio di noi ragazzi che non aspiravamo a diventare nessuno se non di  vivere quel brivido strano che ti nasce dentro un attimo prima di alzare lentamente il cursore del mixer ed iniziare a parlare.
Nella stanzetta di registrazione altri stavano provando uno spot. Quando si registrava a più voci non c’era posto per tutti; qualcuno doveva sostare sulla soglia della porta che restava aperta e allora dovevi fare ancor più attenzione a dove mettevi i piedi.
Finalmente qualche disco nuovo:  li compravamo con i nostri soldi e dopo averne fatto una copia per lo stereo di casa o per il mangiacassette della macchina restavano a disposizione degli altri ragazzi. Ricordo tutti con piacere: Marco, Ombretta, silvia, kilometro, Piero, Paolo, Nadia, Simonetta, Vinicio, ,Flavio,Gastone, Paola, Luca e Lamberto.
La stereofonia era ancora lontana ma, a noi andava bene così. Tutte le radioline dei negozzi del paese  erano sintonizzate su Radiio Zero e le persone sembravano tutte felici o semplicemente più serene.
In pulman,durante il viaggio per andare a scuola cercavo di studiare qualcosa mentre al ritorno mi leggevo la rivista di musica Ciao 2001 e cercavo mentalmente di preparare la scaletta per il programma delle 17.00
La Sig.ra Pasquina
Ci alternavamo a condurre il programma di dediche e richieste delle 14.00; il meno  ambito. Avevi in mente un bel brano, una novità, ed invece dovevi far suonare per l’ennesima volta  L’Angelo azzurro di Umberto Balsamo dedicato da Antonella ad Enrico con tanto amore oppure T i Amo di Umberto Tozzi da Patrizia a Luca. Ma il problema non era questo: in radio non c’era il telefono e le dediche arrivavano tramite  pezzi di quaderno scritte a scuola durante l’ora di matematica o al telefono della Pasquina
altra benefattrice che mise a disposizione il suo telefono e la sua libertà a questo gruppo di amici. Dalla casa della Sig.ra Pasquina  comunicavamo attraverso un citofono a filo di circa 400 mt.) che portava il segnale dalla parte bassa del paese a quella alta fino in radio : infatti la canonica era ed è tuttora proprio di fronte all’abbazia che sovrasta il paese.
Radio Zero chiuse i battenti  nei primi anni ’80.Il parroco Don Fiorenzo ci ha lasciati il 13 luglio 2010 dopo, una lunga malattia,all’età di 95 anni. Forse non siamo stati capaci di ricompensare il suo amore e la sua generosità o forse, molto più semplicemente lo facevamo ogni giorno….senza saperlo.  Sulla sua tomba un  foglio di carta a qudretti che il vento portò via:  “Ciao Donfio”…i ragazzi di Radio Zero!!!
Vorrei poter ricordare tutte le dediche trasmesse, tutte le belle giornate passate davanti al microfono a raccontare di niente, tutte le storie ed i racconti che i ragazzi più “grandi” con i loro modi mai sgarbati e mai di  preminenza  riferivano alla nostra  curiosità ancora bambina. Vorrei che questi non più ragazzi contribuissero a questo racconto con le loro impressioni e i loro ricordi… con qualche aneddoto e magari qualche foto d’epoca affinchè la nostra radio non venga dimenticata e soprattutto venga portata come esempio alle nuove generazioni e a colui che prenderà, anche se solo in parte il posto del nostro Donfio!  Sono sicuro che  un giorno da quei 104 Mhz si sentirà ancora fare musica e come allora dalla spiaggia di Rimini si potrà  prendere il sole ascoltando Radio Zero, ma….. si è fatta sera e  vi saluto. Lo faccio con quel brano che questa notte mi ha tenuto sveglio. Ci risentiremo presto e magari parleremo di altre storie che fecero grande Badia tedalda, piccolo paesino dimenticato nell’appennino Tosco-Romagnolo dove tanti anni prima Guido Monaco , ironia della sorte,  dette vita alle note musicali  !!!!
 

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