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Archivi giornalieri: 29 settembre 2011

Due italiani su 5 sono pendolari

Due italiani su 5 percorrono tra i 10 e i 30 km per raggiungere il lavoro

Milano, 29 set. (Adnkronos/Labitalia) – Usano treni, autobus, macchine, moto, biclette: sono i pendolari, quei lavoratori che, nonostante le nuove tecnologie o il telelavoro, sono ancora costretti a fare spesso lunghi tragitti prima di raggiungere l’ufficio o la fabbrica. Una ricerca di InfoJobs.it, importante portale attivo in Italia e in Europa nel settore del recruiting online, ci dice che due lavoratori italiani su cinque percorrono tra i 10 e i 30 km al giorno per raggiungere l’ufficio e sarebbero disposti a guadagnare meno pur di esser più vicino a casa
Il 31,73% degli intervistati da InfoJobs percorre infatti tra i 10 e i 30 km per arrivare in ufficio. Poi, ci sono i più fortunati (28,85%) che coprono una distanza inferiore ai 10 km. Il 21,15%, invece, lavora a più di 50 km da casa e infine il 18,27% dichiara di percorrere tra i 31 e i 50 km ogni giorno. La distanza media percorsa dai pendolari è di circa 24 km al giorno. Ciò significa che durante l’anno lavorativo si percorrono circa 5.856 km, ossia pressappoco la distanza tra Roma e Zanzibar.
Alla domanda se sarebbero disposti a cambiare lavoro per un posto più vicino a casa ma con uno stipendio minore, il 36,9% degli intervistati ha risposto no. Il 37,86%, invece, dichiara di essere disposto a valutare l’offerta di un posto più vicino a casa, anche a scapito del guadagno. Il 25,24% degli intervistati afferma che cambierebbe sede di lavoro anche rinunciando a qualche benefit, dato che comunque risparmierebbe i soldi di abbonamenti o benzina.
I pendolari soffrono anche per i ritardi dei mezzi. Infatti arrivare la mattina tardi alla scrivania o alla postazione di lavoro, per il 35,72%, è colpa del ritardo del mezzo di trasporto pubblico e per il 29,46% del traffico. Il 12,5% ammette che è a causa di motivi personali, mentre il 22,32% afferma di non arrivare mai tardi a timbrare il cartellino.
Per spostarsi il 29,75% preferisce l’auto di proprietà, mentre il 26,45% si affida ai mezzi pubblici interurbani (tram, bus e metropolitana). Il 19,83% ricorre a un mix di più mezzi (esempio treno + autobus) per raggiungere il posto di lavoro dai paesi limitrofi. Nella classifica dei mezzi più usati per andare al lavoro seguono il treno (usato dal’8,27% degli intervistati), la moto (5,78%) e la bici (4,13%). E c’è anche un 5,79% che si può permettere di raggiungere il lavoro a piedi.
Se la maggior parte dei pendolari (48,35%) dichiara di impiegare circa mezz’ora da casa al lavoro, ben il 35,16% trascorre quasi un’ora in viaggio. Infine, il 16,49% rimane impegnato, tra cambi di mezzi e coincidenze, per più di un’ora.
 
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Pubblicato da su 29 settembre 2011 in CURIOSITA', lavoro, pendolari

 

Il sogno della rete completamente libera presto realtà

Roma, 26 sett. – (Ign) – Una pioniera della comunità internet. Così è stata soprannominata la 37enne, Sascha Meinrath, attivista per la libertà del web in Indymedia e poi all’ateneo di Urbana-Champaign nell’Illinois. E’ lei la mente a capo di un team di una ventina di ragazzi al lavoro a Washington su un progetto di rete libera che si chiama Commotion. L’idea è quella di creare un software che possa creare reti ad alta velocità, completamente autonome, senza alcuni collegamento con le infrastrutture e dal traffico criptato.
Il progetto ha subito attirato l’attenzione della diplomazia americana che ne vede già un possibile utilizzo in zone di guerra o in caso di catastrofe naturale. E’ così che il suo budget annuale è lievitato a 2,3 milioni di dollari con un finanziamento straordinario di due del Dipartimento di Stato americano. Sarebbe poi anche una svolta contro la censura. In molti Paesi africani l’accesso a internet dipende da cavi che portano la connessione via mare. Diventa quindi semplicissimo bloccare la rete di un’intera nazione in caso di proteste come è già successo recentemente in Egitto. Una possibilità che non ci sarebbe con Commotion.
A oggi i nemici più pericolosi per questo progetto sono due. Da una parte ci sono le aziende di telecomunicazione che, per tutelare i propri affari, potrebbero tentare di bloccare il progetto. Dall’altra le Major, visto che una rete fuori controllo potrebbe rappresentare un volano per la pirateria di musica e video cinematografici. Sascha comunque va avanti e si è anche data un tempo massimo: entro il 2012, assicura, produrrà una versione utilizzabile per il grande pubblico.
 
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Pubblicato da su 29 settembre 2011 in commotion, INTERNET, sascha meinrath