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Archivi giornalieri: 13 settembre 2011

‘Guerrilla gardening’: eco-recupero aree verdi italiane

Roma, 12 set. (Adnkronos) – Cresce in Italia il movimento di eco-recupero per il ripristino delle aree verdi, specialmente in zone urbane degradate. Si chiama ‘guerrilla gardening‘ il fenomeno di ‘giardinaggio politico’ che utilizza gli spazi pubblici inutilizzati per piantare alberi, fiori o piante, per abbellire le città, colorarle e sponsorizzare così il rispetto dei diritti della terra e la salvaguardia ambientale. Proprio come è successo pochi giorni fa a Latina, quando nottetempo alcune persone hanno piantato nel giardino pubblico della città alberi da frutto e fiori. A realizzarli sono gruppi autogestiti e autofinanziati che solitamente si occupano attivamente della cura del verde pubblico.
Il movimento, nato nel 1973, grazie a Liz Christy e il suo gruppo Green Guerrilla, iniziò a trasformare un lotto di terreno degradato nell’area di Bowery Houston a New York in un vero e proprio giardino. Dalla Grande mela sino all’Europa gli ‘attacchi verdi’ sono stati migliaia in questi anni. In Italia sono molti i gruppi indipendenti che promuovono il guerrilla gardening: il più numeroso è situato a Milano ed ha portato alla creazione di una rete di attivisti che si coordinano anche attraverso il sito guerrillagardening.it.
“L’idea è nata 5 anni fa nonostante il movimento sia attivo da più tempo. Non abbiamo mai creato un’associazione – spiega Michele, uno dei promotori del sito e del movimento – perché è necessario che tutti gli aderenti abbiano totale libertà di iniziativa”.
Se a Milano si cerca di creare nuovi spazi verdi per cercare di rendere le città meno tetre “nonostante i parchi siano curati e mantenuti decorosamente”, al sud, specialmente nelle città della Campania, “le iniziative sono indirizzate al superamento del ‘disagio verde’, ovvero – continua l’attivista di guerrilla gardening – nel creare piccole oasi di piante e fiori al’interno del degrado urbano”.
“I nostri ‘attacchi’ -spiega- sono più che altro manifestazioni tese a dimostrare alla gente che con un po’ di impegno e un po’ di costanza si può abbellire le città e farle diventare più vivibili. Quello che tentiamo di fare è di cambiare la mentalità delle persone, cercando di imprimere loro una svolta verde”.
 
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Pubblicato da su 13 settembre 2011 in NATURA

 

Canapa italiana: sfruttarla in 1000 modi

Roma, 13 set. – (Adnkronos) – La canapa viene spesso accostata alle droghe leggere. Ma l’utilizzo ‘ludico’ dei derivati della pianta e’ marginale rispetto alle sue potenzialita‘: dal settore agricolo, industriale e medico fino ad arrivare all’impiego in edilizia e anche in quello alimentare. Tanto che in Puglia c’e’ anche chi propone la pizza con la farina di canapa.

Il progetto e’ di alcuni ragazzi dell’associazione CanaPuglia che il 17 settembre prossimo, a Conversano (Ba), con l’iniziativa ‘Puglia in canapa’, tornano a promuovere l’utilizzo di questa pianta, un risorsa sostenibile ed ecologica, troppo spesso demonizzata. E ad aprire uno spiraglio allo sviluppo di questa risorsa sembra essere l’edilizia.
“A San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, abbiamo realizzato il primo edificio con i mattoni di canapa” racconta all’Adnkronos, Olver Zaccanti dell’Anab, l’associazione nazionale architettura bioecologica, che sabato a Conversano terra’ il seminario dal titolo ‘La Canapa: una grande risorsa anche per l’edilizia‘ che illustrera’ il programma ‘Inater’ dell’Unione Europea che prevede dei cantieri scuola (il prossimo si terra’ nella primavera del 2012) proprio con questa nuova tecnica.
La canapa, dunque, viene utilizzata non solo per i materiali isolanti ma anche per i mattoni e tra i vantaggi nell’utilizzo di questo tipo materiale, oltre all’isolamento termo-acustico, c’e’ anche la capacita’ di intrappolare la Co2.La canapa, infatti, spiega Zaccanti, “nel suo ciclo di vita assorbe Co2 che rimane incamerata”.
E non solo: “questi mattoni, che si ricavano combinando la parte legnosa dello stelo di canapa con la calce, quando verranno dismessi potranno essere utilizzati come fertilizzanti per le prossime colture di canapa”. Si tratta, dunque, di un materiale innovativo ma che purtroppo arriva dalla Francia: “per ragioni economiche in Italia non c’e’ piu’ una filiera della canapa”, spiega. E dire che nel secondo dopoguerra il Bel paese era il secondo produttore, dopo la Russia.
Secondo Assocanapa, “l’avvento delle fibre sintetiche e la concorrenza del mais hanno fatto si’ che ci fosse uno scarso interesse da parte delle industrie a costruire macchinari da utilizzare nel settore”. Il vero problema, infatti, spiega il Coordinamento nazionale per la canapicoltura, “e’ la mancanza degli impianti di prima trasformazione” e attualmente, “gli ettari coltivati sono meno di 200”.
Ma secondo Claudia Sterzi, vicepresidente di Ascia, Associazione sensibilizzazione canapa autoprodotta, e segretaria dell’Associazione Radicale Antiproibizionista, un grosso limite allo sviluppo di questa coltura e’ anche la normativa.
Oggi in Italia, spiega la segretaria dell’Associazione Radicale Antiproibizionista, ”si puo’ coltivare la canapa” a condizione che venga coltivata una varieta’ a basso tenore della sostanza drogante, Thc (inferiore allo 0,2%) e questo, ovviamente comporta, ”autorizzazioni, controlli e oneri in piu’ per i produttori”. Con ripercussioni non indifferenti, quando emergono delle irregolarita’ che riguardano la percentuale di Thc che “non puo’ essere uguale in tutte le piante”.
Il proibizionismo, dunque, aggiunge Sterzi, “danneggia solo gli innocenti e favorisce il narcotraffico“. Per non parlare del settore farmaceutico. In Italia “questa sostanza in teoria e’ prescrivibile ma in pratica e’ molto difficile da ottenere, perche viene prodotta in Olanda”.
A bloccare lo sviluppo del settore, dunque, “e’ l’eccesso di controlli e, dal punto di vista terapeutico, la mancanza di una ditta farmaceutica italiana che si assuma tutti gli oneri della coltivazione”. Serve, dunque, un approccio diverso che superi la ”demonizzazione” che finora c’e’ stata.
Anche perche’, conclude la segretaria dell’Associazione Radicale Antiproibizionista, “e’ scientificamente provato che la canapa diventa letale se assunta in dosi 40 mila volte superiori a quella normale mentre per il caffe’ il rapporto e’ di 1 a 150 e, di 1 a 7 se parliamo di valium”.
 
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Pubblicato da su 13 settembre 2011 in CURIOSITA', NATURA