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Archivi giornalieri: 9 settembre 2011

Google consuma più di 200mila abitazioni

San Francisco, 9 set. (Adnkronos/Dpa) – Google ha finalmente rivelato uno dei segreti finora piu’ gelosamente custoditi dal gigante del web: quanta energia elettrica consuma per organizzare tutte le informazioni della Rete. Urz Hoelzle, uno dei vice presidenti dell’azienda, in un post sul suo blog ha spiegato che per far funzionare la sua struttura, nel 2010 Google ha impiegato 2,26 miliardi di kilowattora di elettricita’, l’equivalente dell’energia necessaria a 200mila abitazioni. Google ha anche emesso 1,46 milioni di tonnellate di anidride carbonica, equivalenti a quelle di 70mila individui. Sebbene si tratti di cifre enormi, Google ha fatto notare che i suoi centri dati consumano circa la meta’ della media del settore e che le cifre si riferiscono anche ai consumi delle strutture che ospitano i 29mila dipendenti dell’azienda.

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2011 in CURIOSITA', INTERNET

 

Dop, Igp, Stg: l’Italia al top in Europa per la qualità

Roma, 9 set. – (Adnkronos) – Anche nel 2010 l‘Italia si conferma primo Paese europeo per numero di riconoscimenti conseguiti: sono infatti 219 i prodotti Dop, Igp e Stg riconosciuti dall’Ue (25 in più rispetto al 2009). Di questi, 213 risultano attivi. Lo rileva l’Istat.
I settori con il maggior numero di riconoscimenti sono gli ortofrutticoli e cereali (84 prodotti), gli oli extravergine di oliva, i formaggi (entrambi 40) e le preparazioni di carni (33). Le carni fresche e gli altri settori comprendono, rispettivamente, 3 e 19 specialità.
Nel 2010 gli operatori sono 84.587, in aumento del 3,0% rispetto al 2009. Di questi, il 92,2% svolge esclusivamente attività di produzione, il 6,0% solo trasformazione e il restante 1,8% effettua entrambe le attività. I produttori (79.536 unità, +2,7% rispetto al 2009) sono concentrati soprattutto nei settori dei formaggi (32.432), degli oli extravergine di oliva (19.891) e degli ortofrutticoli e cereali (16.499).
I trasformatori (6.574 unità, +8,4% rispetto al 2009) sono presenti prevalentemente nella lavorazione dei formaggi (1.699), degli oli extravergine di oliva (1.641) e delle carni fresche (949). Nel 2010 entrano nel sistema delle certificazioni 10.240 nuovi operatori (9.374 produttori e 1.197 trasformatori), che compensano l’uscita di 7.773 operatori (7.265 produttori e 688 trasformatori).
Al 31 dicembre 2010 il 52,2% delle aziende agricole è localizzato in sole tre regioni, Sardegna, Toscana e Trentino-Alto Adige. Le produzioni di qualità sono più diffuse nelle aree collinari e montane del Paese, con il 46,5% dei produttori in collina e il 27,7 in montagna.
A livello territoriale si registra un progressivo rafforzamento dei prodotti di qualità nelle regioni meridionali.
“I prodotti italiani di qualità protetti dal riconoscimento comunitario hanno sviluppato un fatturato al consumo superiore ai 9 miliardi di euro dei quali circa 1,5 miliardi realizzati sui mercati esteri attraverso l’esportazione”. E’ quanto stima la Coldiretti per il 2010 in occasione della pubblicazione del rapporto Istat ”I prodotti agroalimentari di qualità Dop, Igp e Stg” che certifica la leadership italiana in Europa con 229 riconoscimenti di prodotti a Denominazione di origine (Dop), Indicazione geografica protetta (Igp) e Specialità tradizionali garantite (Stg).
“Ad aumentare -sottolinea la Coldiretti – è anche il fatturato realizzato grazie soprattutto alle buone performance ottenute da prodotti più rilevanti economicamente”. “Tra i singoli prodotti positive – continua la Coldiretti – sono soprattutto le performance di quelli a denominazione di origine come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano che mettono a segno un aumento record del 26 per cento sui mercati mondiali, ma anche il prosciutto di Parma che ha ottenuto nel 2010 il miglior risultato di sempre con un rilevante effetto traino per l’intero settore”.
“In Cina il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano -prosegue la confederazione degli imprenditori agricoli- sono aumentati del 162 per cento, nonostante la tradizionale opposizione al consumo di prodotti lattiero-caseari da parte dei cittadini asiatici. Formaggi e salumi sono i settori dove i prodotti a denominazione di origine italiani realizzano il fatturato più rilevante mentre in numero a prevalere nei riconoscimenti ci sono nell’ordine gli ortofrutticoli, i formaggi, i salumi, gli oli di oliva e i prodotti della panetteria”.
“A frenare la diffusione del Made in Italy a denominazione è la proliferazione dei prodotti alimentari taroccati all’estero che -precisa la Coldiretti – sono causa di danni economici, ma anche di immagine. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili. Si stima che il falso Made in Italy alimentare all’estero valga 50 miliardi di euro e riguarda i prodotti più rappresentativi”.
“E’ il caso – spiega la Coldiretti – dei formaggi tipici dove il Parmesan è la punta dell’iceberg diffuso in tutto il mondo , dagli Usa all’Australia, ma ci sono anche il Romano , l’Asiago e il Gorgonzola prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese, asiago e pomodori San Marzano ‘spacciati’ come italiane. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere ‘taroccati’ come nel caso della mortadella San Daniele e del prosciutto San Daniele prodotti in Canada”.
“I Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove – denuncia la Coldiretti – appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California”. “Ma a preoccupare sono anche – conclude la Coldiretti – le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita”.
 
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Pubblicato da su 9 settembre 2011 in CURIOSITA', FOOD

 

Un vaccino per smettere di fumare facilmente

Nei prossimi giorni arriveranno i risultati di una sperimentazione che potrebbe cambiare per sempre la storia della lotta al fumo. Smettere di fumare non è infatti per niente semplice ma è una decisione che tutti dovrebbero prendere con forza per tutelare la propria salute. In aiuto di chi lo volesse fare, potrebbe arrivare in futuro un vaccino denominato NicVAX, prodotto dalla NABI Biopharmaceuticals.
NicVAX insegna all’organismo del fumatore ad attaccare la nicotina che entra in circolo quando egli fuma una sigaretta. In tal modo, la nicotina non va più nel cervello, che è proprio quella parte dove si instaura la dipendenza. Il vaccino aiuterebbe insomma sia nello smettere di fumare che nell’evitare ricadute in seguito, fornendo pertanto una protezione dal fumo di lunga durata.
La molecola della nicotina è così piccola da non poter essere riconosciuta dal sistema immunitario, ma con NicVAX si farebbe in modo da rendere tali molecole più grandi grazie all’utilizzo di proteine, il che permetterebbe appunto al sistema immunitario di rilevarle e attaccarle.
La sostanza è già stata testata su un campione di mille fumatori e si attendono i risultati del trial. Qualora venisse certificata la sua azione benefica e il vaccino arrivasse davvero in commercio, a quel punto liberarsi dalla dipendenza dal fumo sarà molto più semplice, cosa che non lo è adesso nemmeno con i prodotti che si trovano i commercio.
Una speranza in più, quindi, per un futuro libero da questo brutto vizio responsabile di varie malattie, come ad esempio il cancro ai polmoni.
 
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Pubblicato da su 9 settembre 2011 in SALUTE, SCIENZA