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Archivi giornalieri: 4 settembre 2011

Codicesconto.com e risparmi davvero !!!

Codicesconto.com è il primo ed unico portale  italiano interamente dedicato ai codici sconto.
I codici sconto sono stringhe di testo che ti permettono di risparmiare sugli acquisti.

Il servizio Codicesconto funziona secondo il metodo delle 3 “C”, ovvero: cerca, clicca, copia.
Cerca nell’archivio il codice che ti serve!
Grazie al motore di ricerca puoi cerare gli sconti per categoria merceologica, per negozio oppure per termine. 
Leggi i dettagli e abilita il codice
La scheda di ciascun codice chiarisce il suo valore, la sua validità e fornisce informazioni sull’utilizzo. Basta un click!
Il risparmio è servito!
Copia il codice testuale dalla BarraSconti al carrello del negozio per applicare lo sconto. Più facile di così!
Informazioni dettagliate
I codici sconto (chiamati anche codici promozionali, promocode, voucher, coupon obuoni sconto), sono stringhe di  testo alfanumerico molto simili a password, cha riservano particolari condizioni di acquisto presso il negozio online che li emette.
Esempi di codici sconto sono: PROMO34_CC, SCONTO_H21, JhvVKYee e stringhe simili
Le finalità di un codice sconto possono essere diverse: garantire uno sconto fisso o in percentuale sulla spesa, offrire la spedizione gratuita, includere nell’ordine un omaggio gratuito, ecc…
Un codice sconto si usa su un negozio online ed è strettamente legato ad esso. Infatti è il negozio stesso che decide di emettere il codice per motivi promozionali. Difficilmente un negozio promuove i codici sulle sue pagine ma lascia il compito a comunicati stampa e portali di internet. Inoltre, i codici promozionali possono essere di pubblico dominio oppure riservati ad una particolare comunity. Nell’ultimo caso vengono comunicati dal negozio solo ai gestori della comunity in modo che possano essere utilizzati solo dagli utenti iscritti.
Generalmente per trovare un codice sconto, si deve cercare a lungo, navigando su più siti e leggendo gli spazi pubblicitari o riservati alle promozioni commerciali.
Codicesconto.com raccoglie un archivio di tutti i codici liberamente utilizzabili su internet, sia quelli  pubblici che quelli esclusivi, dedicati solo alla sua comunity. Un gran bel vantaggio!
Ciascun codice pubblicato su Codicesconto.com è presentato con una completa scheda che fornisce indicazioni sul periodo di validità, sullo sconto a cui da accesso e sui termini di utilizzo (es: entità dell’ordine minimo). Viene anche fornita una scheda del negozio che emette il codice ed ogni utente ha facoltà di commentarlo ed esprimere un giudizio al fine di consigliare eventuali altri utenti.
Sulla scheda è naturalmente presente il link per abilitare il codice e per andare direttamente alla pagina del negozio con le istruzioni per utilizzarlo o con i termini dell’offerta.
Prima della nascita di Codicesconto.com, quando si trovava un codice promozionale su un sito, lo si doveva memorizzare o scrivere su un foglietto per poterlo copiare al momento dell’utilizzo. Ma i tempi sono cambiati!
Grazie al sistema automatico di Codicesconto.com non è necessario scrivere il codice su un foglio a parte o doverlo ricordare a memoria. Una volta cliccato il link di attivazione il codice e le istruzioni per usarlo compariranno nella pagina web del relativo negozio, nella BarraSconti, un riquadro nella parte alta. In questo modo lo si avrà sempre a portata di mano per copiarlo e incollarlo sul carrello al momento dell’acquisto. Un gioco da ragazzi!
Il modo di utilizzare un codice sconto può variare a seconda del negozio che lo emette ma di norma si utilizza al momento della finalizzazione del carrello della spesa, quando si accede alla “cassa” del negozio. Oltre alla richiesta dei dati personali, utili alla fatturazione e all’eventuale spedizione del pacco, viene richiesto se si è in possesso di un codice sconto. L’inserimento del codice sconto nello spazio apposito permette al sistema di calcolo del negozio di applicare lo sconto o l’offerta abbinati al codice stesso.
 
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Pubblicato da su 4 settembre 2011 in CURIOSITA', INTERNET

 

Solo 2 aziende su 10 rispettano la legge sullo stress

Roma, 2 set. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Una legge fantasma. Nato per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori, il decreto legislativo che impone l’obbligo per il datore di lavoro di monitorare oltre ai rischi oggettivi, anche la pericolosità dello stress a cui sono sottoposti i dipendenti, è oggi poco applicato dalle aziende. “Possiamo stimare che solo il 20% delle piccole e medie imprese italiane ha in corso oggi l’adempimento, anche se la legge prevedeva come termine ultimo il 31 dicembre 2010. Ma anche i controlli delle Asl latitano: solo nel 50% delle ispezioni viene chiesto al datore di lavoro l’attestazione della valutazione dello stress”. A fare il punto per l’Adnkronos Salute sull’attuazione, a livello nazionale, della legge in materia di sicurezza è il dipartimento di prevenzione dell’Asl Roma H.
L’insieme di norme contenute nel decreto legislativo 81/08, meglio noto come Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (Tusl), ha riunito e riorganizzato le precedenti normative in materia di sicurezza e salute per i dipendenti succedutesi in più di cinquant’anni. Riportando l’Italia agli standard previsti dall’Europa.
“Ma allo stato attuale – affermano gli esperti – il documento di valutazione dei rischi da stress (Dvr) viene predisposto solo ora dalle aziende. Le piccole e medie imprese sono, insieme al settore pubblico (ospedali, scuole, militari), in ritardo. Vanno meglio le grandi società e le multinazionali”. Eppure secondo gli ultimi dati Istat, sono oltre 4 milioni gli italiani che si sentono a rischio stress sul posto di lavoro.
La circolare del ministero del Lavoro del 17 novembre 2010 – chiariscono gli esperti – ha stabilito che la decorrenza del 31 dicembre 2010 prevista dal decreto 81/08 andava intesa come data di avvio dell’attività di revisione del Dvr. E non invece come il giorno entro cui dovevano essere concluse le pratiche”. Un intervento della commissione ministeriale, la stessa che ha stabilito le Linee guida per la valutazione del rischio (non ancora definitive), che ha fatto storcere il naso a molti addetti ai lavori. “La circolare – sottolineano dal dipartimento – nonostante la diversa valutazione di alcuni giuristi e delle Regioni, tenute a vigilare con le Asl i rischi da stress correlato, ha causato non poca confusione”.
Poca informazione, scarsa applicazione e blandi controlli, evidenziano dunque gli addetti ai lavori. Un quadro poco incoraggiante. Mentre invece il problema dello stress per i lavoratori si trasforma in danni alla salute. E in una perdita in produttività per l’azienda. Secondo il rapporto dell’Istat ‘Salute sui luoghi di lavoro’ (2008), sono 4 milioni e 58mila “i dipendenti italiani – si legge nella ricerca – che ritengono di essere esposti ai rischi che potrebbero pregiudicare il proprio equilibrio psicologico”. I lavoratori che hanno sofferto di problemi di stress, depressione e ansia, dovuti all’attività lavorativa, sono stati il 21% del campione intervistato (19,4% degli uomini e 21,6% delle donne): il 39,2% dei dirigenti, il 29,1% degli impiegati e il 10,3% degli operai. I fattori di rischio di tipo psicologico sono percepiti soprattutto fra le persone che lavorano nella sanità (26%), nei trasporti (24,6%) e nella pubblica amministrazione (23%), in particolare tra le donne, che ne risentono in modo maggiore rispetto agli uomini.
Le problematiche legate allo stress devono essere inserite nel documento di valutazione dei rischi sul lavoro (Dvr) e il monitoraggio deve essere compiuto su tutti i lavoratori, compresi i dirigenti e gli impiegati, prendendo in esame non i singoli, ma i gruppi omogenei esposti ai rischi dello stesso tipo. Il datore di lavoro deve procedere alla redazione del Dvr, avvalendosi dell’ausilio del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp), con il coinvolgimento del medico competente, laddove presente, e previa consultazione del rappresentante dei lavoratori. Inoltre dal 30 giugno 2012 le aziende con meno di 10 lavoratori non potranno più autocertificare la valutazione del rischio, come previsto finora, ma dovranno basarsi sulle procedure standardizzate.
Ma quello che accade nella realtà è ben diverso. “Ogni territorio regionale ha le sue specificità settoriali di lavoro – sottolineano i tecnici – e i controlli delle Asl si concentrano e specializzano su questi. Nel Lazio, in Piemonte o in Veneto ci sono settori artigianali e industriali che non troviamo in Sicilia o in Campania. Ecco che il sistema di controllo della Asl è ancora troppo variegato. Quando gli ispettori delle aziende sanitarie verificano i documenti durante i controlli, nel dubbio non sanzionano penalmente l’azienda se non c’è l’assoluta certezza che non abbia neanche iniziato la procedura di valutazione del rischio”.
“Il dato del 20% è anche sottostimato, moltissime aziende medio piccole anche al Nord fanno una valutazione generica nel Drv. Seguono le Linee guida, ma spesso con un approccio superficiale al problema. Sono più attente le multinazionali, ma nelle piccole realtà siamo ancora molto indietro “, osserva Biagio Calò, direttore del Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spresal) della Asl di Novara. E aggiunge: “Sul rischio stress non abbiamo effettuato nessuna sanzione, purtroppo anche qui in Piemonte abbiamo una mancanza di ispettori che non ci permette di vigilare nei modi opportuni”.
La situazione non è diversa nel Sud del Paese. “Anche in Sicilia siamo sul dato del 20% – afferma Niccolò Perrone, responsabile dello Spresal della Asl 6 di Palermo – ed è difficile valutare in strutture medio-piccole lo stress da lavoro correlato. I datori di lavoro si appoggiano alle Linee guida, ma c’è poco coinvolgimento dei dipendenti nella redazione del Dvr. Anche se è previsto dalla legge. Il Testo unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro – aggiunge Perrone – è però un bel passo avanti rispetto alla giungla degli anni ’90”.
“Finora non abbiamo sanzionato nessuno e stiamo ancora assistendo le aziende, piuttosto che vigilare con mano pesante – afferma Fulvio D’Orsi, direttore dello Spresal della Asl Roma C – tuttavia le carenze che riscontriamo più frequentemente sono la mancanza di coinvolgimento dei lavoratori nella valutazione; l’Rspp compila più o meno da solo le liste di controllo descrivendo spesso un quadro non veritiero dell’azienda”.
“E ancora, quando le società hanno molto personale non provvedono a suddividerlo in gruppi omogenei, come prevedono le metodologie di valutazione delle Linee guida, ma sono valutate genericamente nella loro globalità. Così non si riscontrano tutti i problemi riferibili alle singole articolazioni organizzative. Inoltre, a fronte di criticità rilevate non vengono messe in atto misure correttive”, elenca.
Un lavoro non facile per chi non ha spesso i mezzi e gli ispettori per monitorare un territorio vasto. Ecco che il problema principale che allarma le Asl, soprattutto nelle regioni sottoposte ai piani di rientro, sono le risorse umane impegnate nei controlli. “Se ho pochissimi ispettori a disposizione – sottolinea la direzione dell’Asl Roma H – e ad esempio ho molti cantieri edili aperti sul territorio, non andrò a controllare la dichiarazione di valutazione del rischio, ma mi concentrerò su altro. Sui ponteggi, sui caschi di sicurezza. O, come spesso accade, se ho un grave problema di sanità pubblica sul territorio, i miei sforzi andranno in quella direzione”. Ed ecco che il Dvr e i danni provocati dallo stress, come ansia e depressione, passano in secondo piano.
 
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Pubblicato da su 4 settembre 2011 in SALUTE