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Archivi giornalieri: 28 agosto 2011

Ridere fa bene al cuore

Roma, 28-08-2011. Cardiologi: “Nuovi studi misurano l’efficacia preventiva della risata”
“Ora è ufficiale, ridere protegge il cuore il buonumore vale quanto l’esercizio fisico e i farmaci”. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Università del Maryland presenta oggi al Congresso europeo di Cardiologia che si apre oggi a Parigi. La scarica positiva di una risata ha sulle arterie lo stesso effetto benefico dell’attività fisica o delle statine, i farmaci anti-colesterolo. Per la prima volta una ricerca dell’Università del Maryland, presentata al Congresso europeo di Cardiologia che si apre oggi a Parigi, è riuscita a misurare l’impatto del buonumore sulla salute.
I risultati sono sorprendenti ed hanno destato grande interesse fra i 30.000 medici presenti, tanto da inserire questo parametro fra i capisaldi di uno stile di vita corretto, al pari del movimento o della dieta. “Per star meglio basta un buon film comico – spiega il prof. Roberto Ferrari, past president della European Society of Cardiology (ESC) e presidente della “Fondazione Anna Maria Sechi per il Cuore” (FASC) -: lo studio ha messo a confronto l’espansione dell’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni, nelle stesse persone in seguito alla visione di uno spettacolo divertente e di uno drammatico, dimostrando che la risata provoca la dilatazione dei vasi fino al 50% in più, aiutando così a prevenire aterosclerosi, infarti e ictus”.

La ridotta funzionalità vascolare è determinante per lo sviluppo di malattie cardiache, che rappresentano tuttora la prima causa di morte nel mondo, con 4,3 milioni di decessi ogni anno in Europa, il 48% del totale. In Italia sono circa 5 milioni le persone affette da cardiopatia ischemica, la più diffusa tra le malattie cardiovascolari, mentre l’infarto del miocardio ogni 12 mesi colpisce circa 200 mila persone. Perché gli effetti siano visibili l’ilarità deve essere frequente, l’ideale sono 15 minuti al giorno.

La rabbia aumenta il rischio d’infarto
Rabbia e negatività aumentano invece il rischio di infarti nei sani, fino a raddoppiarlo in chi è già malato, come dimostra un’altra ricerca dell’Università di Pisa presentata al Congresso. Gli oltre 30.000 esperti dedicano infatti grande attenzione al rapporto fra umore e salute, oggetto di un’intera sessione dei lavori, preoccupati per gli effetti della crisi economica globale che fa prevedere un aumento del 15% degli eventi cardiovascolari nel vecchio continente nei prossimi mesi, così come è accaduto in Irlanda in seguito al crac del 2010.
“Nel nostro Paese tradurremo in pratica i risultati di queste ricerche nel primo progetto di prevenzione basato sulla promozione del buonumore promosso dalla FASC – continua Ferrari -. Be happy, be healthy, che partirà in autunno, si basa sul valore protettivo e terapeutico della risata e utilizzerà la comicità in tv come strumento principale di prevenzione, come indicato dallo studio USA. Stiamo elaborando un nuovo programma ad hoc con attori e cabarettisti che ci vedrà impegnati direttamente, per garantire la massima scientificità. Ridere infatti è importante ma ovviamente da solo non basta e soprattutto non può sostituirsi all’esercizio fisico e a una dieta sana”. (RaiNews24)
 
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Pubblicato da su 28 agosto 2011 in SALUTE

 

Vacanze finite, sindrome da rientro per un italiano su tre.

Milano, 27 ago. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Hanno seguito dalle spiagge e dai luoghi di villeggiatura le Borse ballerine, i titoli sulle montagne russe, gli annunci del Governo sui drammatici tagli in arrivo. Ora che per i vacanzieri italiani si avvicina il momento del rientro in città e sul posto di lavoro, tutta l’ansia accumulata leggendo i giornali sotto l’ombrellone e seguendo a distanza l’ultimo atto della crisi rischia di mettere a dura prova i nervi, aggravando lo stress da rientro.
La sindrome nota come ‘post vacation blues’ è dietro l’angolo, avvertono gli esperti. Colpisce, come sottolinea lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, “ormai circa il 35% della popolazione, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni”.
Più di un italiano su 3, dunque, rischia di soffrire il rientro a tal punto da ‘somatizzarlo’. I sintomi? Senso di stordimento, calo di attenzione, digestione difficile, mal di testa e dolori muscolari. Ma anche ansia, abbassamento dell’umore, senso di vuoto, atteggiamento distaccato e irritabilità”.
Si tratta di disagi legati alla cosiddetta sindrome d’adattamento che scaturisce ogni qualvolta avviene un cambiamento dello stile di vita, come succede in vacanza. Ma quest’anno c’è un ingrediente in più: “Il precipitare della crisi economica, le palpitazioni delle Borse e la paura del default complicheranno le cose – sottolinea Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell’università ‘G. D’Annunzio’ di Chieti – e i più vulnerabili sono sicuramente gli italiani che appartengono alle categorie sociali meno protette: lavoratori part-time e a progetto. Chi si trova messo ai margini del mercato del lavoro”.
Al rientro i soggetti a rischio potranno andare incontro a due grandi categorie di disturbi: il disturbo distimico e quello dell’adattamento. “La prima categoria – spiega Di Giannantonio – è principalmente legata ad alterazioni della sfera somatica. Si tratta dunque di disturbi del sonno, disturbi di carattere endocrinologico, del sistema nervoso periferico (come difficoltà digestive o alterazione dei ritmi circadiani). Mentre invece l’area del disturbo dell’adattamento riguarda la sfera psichica-relazionale e comporta difficoltà e fatica nell’assunzione della responsabilità, difficoltà nella gestione dei rapporti lavorativi e intrafamiliari”.
Ma il rientro ‘a tinte fosche’ può avere effetti diversi a seconda delle caratteristiche interiori degli italiani. Ci sono due opposte reazioni possibili: “Reazioni che corrispondono a due diverse tipologie di persone. Quelle indipendenti, creative e costruttive che torneranno fiduciose e padrone di sé e utilizzeranno lo schema crisi come un ulteriore stimolo alle loro doti creative. In altre parole reagiranno come un cavallo che riceve una sferzata, cercando di mettere a disposizione degli altri la parte migliore della propria personalità. L’altro profilo – continua lo psichiatra – è quello in cui rientrano le persone ‘campo-dipendenti’, passive, con grave mancanza di creatività, che sentono la crisi come uno stimolo depressogeno, demotivatore e portatore di sofferenza. Una situazione che aggraverà il loro disagio, generando ulteriore stress e fatica”.
 
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Pubblicato da su 28 agosto 2011 in SALUTE, VIAGGI E VACANZE