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L’imballaggio ecocompatibile conviene ma scienza poco diffusa

27 Ago
Roma, 26 ago. – (Adnkronos) – Il packaging è spesso il primo contatto con il consumatore: un tramite fondamentale per comunicare le caratteristiche del prodotto. Per questo “l’attenzione delle aziende verso il packaging è in crescita” spiega all’Adnkronos, Marco Sachet, direttore dell’Istituto italiano imballaggio.
Anche perché “è nell’interesse delle aziende ottimizzare. Introdurre più prodotto nello stesso volume permette di risparmiare nel trasporto come anche progettare imballaggi con minor quantità di materiale possibile”.
L’imballaggio ecocompatibile, dunque, conviene. Purtroppo, però, aggiunge Sachet, “la scienza del packaging è ancora poco diffusa in Italia, e comunque solo nelle grandi aziende, mentre negli Stati Uniti ci sono ben otto università impegnate nella ricerca in questo settore”.
Per rispondere alla richiesta delle aziende che cercano persone in grado di gestire i loro imballaggi, l’Istituto aveva promosso il corso di laurea di primo livello all’Università di Parma ma “il ministero dell’Istruzione ha deciso di chiuderlo in quanto considerato tra i corsi universitari ridicoli”.
Serve, dunque, un professionista del packaging anche perché “il vero problema è che molti non sanno e non hanno mai sentito parlare di questo settore” aggiunge il direttore dell’Istituto.
Si tratta di un’enorme danno visto che l’industria dell’imballaggio rappresenta l’1,5% del Pil nazionale, con un fatturato di 24 miliardi di euro per i materiali e di 4 miliardi per i macchinari e una quota di esportazioni molto alta, oltre il 90% per le macchine.
Ci sono, però grandi aziende che stanno facendo enormi passi avanti in questo campo. Le metodologie di progettazione adottate da Bticino, ad esempio, hanno consentito all’azienda di realizzare un pack per prodotti tecnologici con un’incidenza di costo inferiore del 13% e totalmente riciclabile.
Anche la Barilla è riuscita per diversi prodotti, come le fette biscottate e i plum cake, a ridurre gli imballaggi di trasporto ma anche quelli rivolti al consumatore. Per Sachet, però, è una crescita che al momento riguarda solo le grandi aziende: “la dimensione della aziende a volte non permette degli investimenti in ricerca” che, invece, sarebbero utili per tutti: azienda, consumatore e ambiente.
 
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Pubblicato da su 27 agosto 2011 in SCIENZA, TECNOLOGIA

 

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