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Archivi giornalieri: 27 agosto 2011

E’ allarme per psicofarmaci al posto di antidolorifici

Ritirato dal mercato farmaco Nurofen Plus

Londra, 27 ago. (TMNews) – E’ allarme in Gran Bretagna dopo il ritrovamento di alcune pastiglie di un potente psicofarmaco, il Seroquel XL, utilizzato contro la schizofrenia, all’interno di alcune confezioni di antidolorifico Nurofen Plus. L’azienda produttrice del farmaco, Reckitt Benckiser, è stata costretta a ritirare il medicinale dal mercato. “Nurofen è stato ritirato” si legge in un documento diffuso ieri sera. “I consumatori sono pregati di consegnare tutte le confezioni di Nurofen Plus nella farmacie più vicine”, sottolinea il comunicato. “Crediamo si tratti di un sabotaggio e collaboriamo con la polizia che sta indagando per trovare i responsabili”, aggiunge la nota. Secondo la Reckitt Benckiser, circa 250mila confezioni di Nurofen Plus circolano nelle case britanniche. Almeno due persone hanno assunto per errore gli psicofarmaci.

(Fonte Afp)

 
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Pubblicato da su 27 agosto 2011 in SALUTE

 

Dal ‘barefooting’ al ‘fish pedicure’; il benessere passa dai piedi

Londra, 25 ago (Adnkronos) – Dalla testa ai piedi il passo è breve e il benessere durevole. Camminare senza scarpe, finchè possibile, è meglio. Lo consigliano gli ortopedici, i ‘personal trainer’, i guru olistici. Specie se sulla sabbia o sull’erba, ma anche sul parquet e sulle mattonelle, l’effetto di massaggio naturale è benefico per corpo e mente, il risultato posturale migliora la colonna dorsale.
Una disposizione naturista che precede l’ecologia come la conosciamo oggi e tuttavia l’asseconda nel rispetto per l’ambiente e l’individuo, al di là delle convenzioni. La bella stagione, le vacanze e le alte temperature favoriscono in questo periodo lo stare scalzi il più a lungo possibile. “Sentire il contatto con la terra -precisa l’ortopedico Lorenzo Fonzone di Napoli- permette di attingere energia in grado di riattivare la circolazione e il flusso delle forze vitali all’interno dell’organismo”.
Ma camminare senza scarpe è divenuta anche una moda. Fan dei piedi nudi si scoprono diverse star hollywoodiane, che sia per abbandonare le calzature, sia per indossare con minor sforzo il famigerato tacco 12, passano prima dal chirurgo estetico. Tra i più noti a Beverly Hills, Ali Sadrieh è specializzato in “foot surgery”. Attori e attrici gli chiedono soprattutto di modificare alluci, limare mignoli o “riempire” la pianta del piede.
Oggi sfidano il mondo a piedi nudi Sienna Miller, Uma Thurman e Jody Foster, proprio come negli anni Sessanta girava per Saint Tropez la mitica BB o la giovanissima Jane Fonda di “A piedi nudi nel parco”, accompagna da Robert Redford sedotto dal suo fascino infantile e sbarazzino. Tutte, insomma, accese sostenitrici del “barefoot”, la seduzione del piede e il camminare scalzi, terapia alternativa per il benessere e l’equilibrio di tutto il corpo.
Un trend quello del ‘barefooting‘ che da Oltreoceano si sta diffondendo anche in Europa, a cominciare della Germania, dove si pratica frequentemente nei parchi: si veda ad esempio il sito dedicato www.barefusspark.info/it. In Italia, invece, i suoi seguaci appartengono al club dei “Nati Scalzi”, che segnala attività da svolgere in tutto il Paese, rigorosamente privi di scarpe (www.nati-scalzi.org).
Di pari passo, crescono, intanto, i trattamenti di bellezza per la salute e la bellezza delle estremità, sempre più sofisticati tanto da non avere niente da invidiare a quelli per il viso. Dopo la riflessologia, l’ayurvedica e i massaggi plantari rilassanti adesso è il momento del “fish-pedicure“.
Nato in Medioriente e adesso sdoganato anche in Europa, dopo non poche polemiche da parte degli ambientalisti, questo trattamento prevede, mentre si sta seduti su comodi divanetti, di affondare i piedi in una specie di acquario a temperatura controllata. Qui nuotano centinaia di piccoli pesci d’acqua dolce, i Garra Rufa, appartenenti alla famiglia Cyprinidae, che rimuovono con dolcezza le cellule morte della pelle, cibandosene.
L’effetto levigante è ottenuto in breve tempo, grazie a un lieve solletico, sotto l’occhio esperto di estetiste che controllano le diverse fasi del procedimento, dalle abluzioni iniziali al risultato finale, in un clima un po’ rituale e un po’ magico. I prezzi sono contenuti, a partire da 10-20 euro in su, secondo il tempo di immersione.
Da Mykonos a Londra, l’Europa più trendy si è fatta conquistare da questi singolari luoghi d’incontro affollati da curiosi, a metà tra un salone di bellezza ‘old style’ e un moderno bar per l’aperitivo, dove si chiacchiera piacevolmente tenendo i piedi a bagno, assediati da decine di pesci festosi. Un vero sollievo per i viandanti affaticati, naturisti e non, del terzo millennio.
 
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Pubblicato da su 27 agosto 2011 in CURIOSITA', SALUTE

 

L’Onu sceglie il pipistrello come protagonista 2011/2012

Roma, 26 ago. – (Adnkronos) – Il pipistrello continua a non piacere all’uomo, nonostante gli sforzi dell’Onu che ha proclamato l’Anno del pipistrello sia per il 2011 che per il 2012. Tutta colpa di Dracula che, nella fantasia popolare (o almeno così si spera), sceglie proprio questa bestiolina per trasformarsi nel famoso succhiatore di sangue. Ma anche Batman, l’eroe dei fumetti, non è esente da colpe. Il supereroe, infatti, combatte i criminali incutendo terrore proprio attraverso l’immagine del pipistrello.
Certo è che vivere pressoché di notte, dormire a testa in giù ed emanare odori sgradevoli non aiutano a riabilitare l’immagine di questo animale. Per non parlare poi dell’aspetto estetico, non proprio grazioso.
Le dicerie, dunque, sono molto diffuse. La credenza popolare più famosa è sicuramente quella che reputa il pipistrello ‘ portatore sano ‘ di sventure ma ce ne sono altre molto più fantasiose. Ad esempio, mentre le feci del piccione in testa all’uomo pare portoni addirittura fortuna, le urine del pipistrello dovrebbero, invece, indurre alla calvizia.
L’idea forse nasce da un’altra famosa leggenda secondo la quale i pipistrelli non possano resistere alla tentazione di agganciarsi ai capelli. Ma la grande verità sui chirotteri è che non sono ciechi.
Insomma, il pipistrello è di fatto uno dei mammiferi più perseguitati del pianeta ed è per questo che il 2011 è stato indetto l’anno europeo del pipistrello mentre il 2012 sarà l’anno internazionale. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza del prezioso ruolo che questi animali svolgono nell’ambiente naturale e parallelamente sensibilizzare il pubblico in merito alla necessità della loro tutela.
I pipistrelli infatti tengono sotto controllo gli insetti ma a causa dell’inquinamento, della mancanza di rifugi sicuri e di ambienti dove poter cacciare, sono diventati animali a rischio. Nell’ultimo anno, però, il pipistrello sta riscuotendo successo come anti zanzare: mangiandone 2000 a notte è più efficace degli zampironi.
E così sul web spopolano gli acquisti on line delle batbox, graziose casette per pipistrelli da posizionare sul balcone di casa propria. Per chi non fosse avvezzo alle nuove tecnologie può sempre andare alla Coop: in 300 punti vendita è, infatti, possibile acquistare la speciale casetta (22 euro).
Aspettando di portare a buon fine l’acquisto, è possibile omaggiare il chirottero domani sera alla notte europea del pipistrello. Una manifestazione organizzata da Eurobats che ogni anno si svolge in oltre trenta paesi. Convegni, giochi e passeggiate notturne per conoscere meglio questo mammifero.
Un esempio per tutti: nel parco Albanese di Mestre, gli esperti accompagneranno i partecipanti in una passeggiata alla ricerca dei pipistrelli utilizzando il bat detector (rilevatore di ultrasuoni). Le iniziative sono tante. Per conoscerle basta andare sul sito del ministero dell’ambiente o di Eurobats.
 
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Pubblicato da su 27 agosto 2011 in CURIOSITA', NATURA

 

L’imballaggio ecocompatibile conviene ma scienza poco diffusa

Roma, 26 ago. – (Adnkronos) – Il packaging è spesso il primo contatto con il consumatore: un tramite fondamentale per comunicare le caratteristiche del prodotto. Per questo “l’attenzione delle aziende verso il packaging è in crescita” spiega all’Adnkronos, Marco Sachet, direttore dell’Istituto italiano imballaggio.
Anche perché “è nell’interesse delle aziende ottimizzare. Introdurre più prodotto nello stesso volume permette di risparmiare nel trasporto come anche progettare imballaggi con minor quantità di materiale possibile”.
L’imballaggio ecocompatibile, dunque, conviene. Purtroppo, però, aggiunge Sachet, “la scienza del packaging è ancora poco diffusa in Italia, e comunque solo nelle grandi aziende, mentre negli Stati Uniti ci sono ben otto università impegnate nella ricerca in questo settore”.
Per rispondere alla richiesta delle aziende che cercano persone in grado di gestire i loro imballaggi, l’Istituto aveva promosso il corso di laurea di primo livello all’Università di Parma ma “il ministero dell’Istruzione ha deciso di chiuderlo in quanto considerato tra i corsi universitari ridicoli”.
Serve, dunque, un professionista del packaging anche perché “il vero problema è che molti non sanno e non hanno mai sentito parlare di questo settore” aggiunge il direttore dell’Istituto.
Si tratta di un’enorme danno visto che l’industria dell’imballaggio rappresenta l’1,5% del Pil nazionale, con un fatturato di 24 miliardi di euro per i materiali e di 4 miliardi per i macchinari e una quota di esportazioni molto alta, oltre il 90% per le macchine.
Ci sono, però grandi aziende che stanno facendo enormi passi avanti in questo campo. Le metodologie di progettazione adottate da Bticino, ad esempio, hanno consentito all’azienda di realizzare un pack per prodotti tecnologici con un’incidenza di costo inferiore del 13% e totalmente riciclabile.
Anche la Barilla è riuscita per diversi prodotti, come le fette biscottate e i plum cake, a ridurre gli imballaggi di trasporto ma anche quelli rivolti al consumatore. Per Sachet, però, è una crescita che al momento riguarda solo le grandi aziende: “la dimensione della aziende a volte non permette degli investimenti in ricerca” che, invece, sarebbero utili per tutti: azienda, consumatore e ambiente.
 
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Pubblicato da su 27 agosto 2011 in SCIENZA, TECNOLOGIA

 

Lumache di terra, dalla tradizione alle ricette da top chef

Roma, 27 ago. (Ign) – Aveva visto lungo la ”Lumachella de la Vanagloria” di Trilussa che guardando la propria ”bava” disse ”già capisco che lascerò un’impronta ne la Storia”. Tra antiche sagre e nuove blasonate creazioni culinarie, ancora oggi, la lumaca di terra, prodotto antico della gastronomia italiana, conquista un posto d’onore sulle nostre tavole.

Antonello Colonna, chef dell’esclusivo Open Colonna a Roma, spazio gastronomico del Palazzo dell’Esposizioni, spiega che la lumaca “appartiene alla categoria di prodotti legati alla tradizione”. La sagra della lumaca, racconta a Ign testata on line del Gruppo Adnkronos, ”è tra le più antiche”. ”Roma – spiega – vanta una grande tradizione, quella della ‘lumacata’ che si tiene il giorno di San Giovanni, il 24 giugno“. In quei giorni, “dopo dei periodi piovosi – racconta lo chef – si raccolgono infatti le lumache che escono fuori”.
E i momenti della raccolta si fondono con quelli della gastronomia. Così la ricetta classica: ”Si fanno spurgare, cioè si mettono in un piccolo recinto, qualcuno aggiunge della lattuga in modo che loro mangino e si purifichino il ventre e poi vengono cucinate”. Si fa il ”soffritto aglio, olio e peperoncino, si aggiunge del pomodoro, si fa sbollire per 10, 15, 20 minuti, e poi si immergono le lumache. Così la carne della lumaca, che è abbastanza grassa, si unisce alla salsa in un intingolo da ‘scarpetta”’, assicura Colonna. Lui stesso propone piatti con le lumache per delle “serate a tema” su richiesta del cliente.
Filippo La Mantia ha una personale ricetta che presenta anche nella carta del suo ristorante al primo piano dell’hotel Majestic a Roma. “Io ho una ricetta che faccio con le lumache biologiche della Val di Noto dove ci sono allevamenti straordinari. Io preparo questo ragù di lumaca con pesto di limone, prezzemolo, capperi e basilico”, racconta a Ign il cuoco siciliano. Ma come reagiscono i clienti a questa proposta culinaria? ”Ovviamente bisogna consigliare loro di provare – osserva -. I curiosi ci sono. E la lumaca riscuote un successo straordinario, inoltre viene prima fatta al vapore quindi diventa morbida poi viene passata in tegame con tutti i profumi”.
Anche in Sicilia la lumaca ha una lunga storia. ”E’ una tradizione antichissima e popolare, nata nei quartieri poveri. Era un rito mettersi in strada… Ancora oggi nei mercati c’è il venditore con una zuppiera enorme piena di lumache con prezzemolo e aglio cotte in tegame nei pentoloni e la gente va a comprare ‘coppettini’ pieni di lumache e mangia mentre cammina oppure si siede e mangia lumache e pane caldo”. Questo alimento, prosegue lo chef, “viene consumato per le feste patronali soprattutto in estate, quando vengono raccolte le lumachine fra i cespugli, in giro nelle campagne, e vengono servite con il prezzemolo, l’aglio che – precisa – io ovviamente non uso (niente soffritti nella sua cucina, né aglio e cipolle, ndr)”. Insomma ”tutte tradizioni con cui siamo nati e cresciuti”. Tanto da entrare a far parte del linguaggio colloquiale. ”Giochiamo sempre con il termine ‘lu crastuni’, che sono le lumache grosse che escono quando piove che hanno corna lunghissime. Così per dire ‘cornuto’ a uno noi lo soprannominiamo ‘crastuni’”, spiega La Mantia.
Per chi volesse accostarsi ad un gusto nuovo e per gli appassionati del genere l’appuntamento è a Cherasco, Cuneo, per il Festival della Lumaca che si terrà dal 17 al 19 settembre prossimi nell’ambito del 40esimo Incontro Internazionale di Elicicoltura (allevamento della chiocciola). Tra frittate, paté, spiedini la lumaca sarà la regina delle tre giornate gastronomiche.
 
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Pubblicato da su 27 agosto 2011 in CURIOSITA', FOOD